
| Nella sostenibilità dei feedstock il fattore essenziale per il successo dei biocombustibili di seconda generazione
Mentre vengono posti interrogativi di fondo sulla sostenibilità delle attuali tecnologie per le bionergie, i cosiddetti biocombustibili di seconda generazione sono invocati come soluzione d’eccellenza alla futura domanda di carburanti non fossili per i trasporti. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha esaminato i progressi in atto nella ricerca tecnologica per le bioenergie, concludendo che reperire feedstock sostenibili in quantità sufficienti sarà essenziale per un successo nel lungo termine.
Nel suo rapporto (intitolato “Dalla prima alla seconda generazione di tecnologie per i biocombustibili, una panoramica delle attuali attività industriali e di ricerca e sviluppo”), l’AIE sostiene che moltipassaggi sono ancora necessari per compiere la transizione ai biocombustibili di seconda generazione .. Di qui l’esigenza di uno studio per mostrare ai decisori politici le potenziali implicazioni dei loro provvedimenti e fornire raccomandazioni su come procedere.
“I biocombustibili di seconda generazione sono depositari di grande speranze, ma non sono ancora commerciabili”, ha commentato Lew Fulton, Senior Transport Energy Specialist dell’AIE. “Sono stati realizzati progressi tecnici, ma restano costosi e non sono stati messi alla prova su scala commerciale. Inoltre, la concorrenza per l’uso dei terreni rappresenta tuttora una questione aperta.” Fulton ha presentato il rapporto, redatto in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quale contributo al programma di lavoro della GBEP, all’evento collaterale della GBEP durante la COP 14 dell’UNFCCC a Poznan, in Polonia, l’11 dicembre scorso.
Secondo quanto emerso dallo studio dell’AIE, è improbabile che i biocombustibili di seconda generazione diventino pienamente commerciabili nell’arco di un decennio. Se ciò avverrà – e premesso un forte sostegno politico – l’Agenzia stima che, entro il 2030, potranno rappresentare una quota del 5-7% dei carburanti per il trasporto usati nel mondo e raggiungere il 25% entro il 2050. Secondo il rapporto, la quota attuale dei biocombustibili di seconda generazione è inferiore allo 0,1% della produzione complessiva di biocombustibili e i primi impianti commerciali probabilmente saranno realizzati attorno al 2012-15.
Il rapporto è incentrato su due strade per realizzare la seconda generazione: quella biochimica (produrre etanolo ligneo-cellulosico dall’idrolisi enzimatica di biomasse ricavate da rifiuti, graminacee come il panico verga, alberi a breve rotazione, ecc.) e quella termochimica (combustibile liquido ottenuto da biomasse tramite gassificazione e sintesi Fischer-Tropsch per costruire catene di idrocarburi). Entrambi questi metodi di conversione sono giunti al livello dimostrativo, ma permangono al momento difficoltà tecniche ed economiche fondamentali.
Data la natura rischiosa degli investimenti oggi in questo campo, il sostegno dei governi sarà cruciale e dovrà rientrare in una strategia complessiva per le bioenergie, ha detto Fulton, aggiungendo che sarà necessaria anche una migliore comprensione dei feedstock, della loro distribuzione geografica e dei loro costi. Sarà importante osservare anche gli sviluppi delle politiche degli USA e dell’Europa, ha concluso l’esperto dell’AIE.
Una sintesi dettagliata della relazione potrà essere scaricata a breve e gratuitamente dal sito dell’AIE e dal sito della GBEP.
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