
| FAO, per valorizzare appieno il potenziale dei biocombustibili serve una revisione delle politiche
Politiche e sussidi in materia di biocombustibili devono essere urgentemente rivisti per mantenere l’obiettivo della sicurezza alimentare mondiale, proteggere gli agricoltori più poveri, promuovere il generale sviluppo rurale e assicurare la sostenibilità ambientale, afferma la FAO nel suo rapporto annuale “The State of Food and Agriculture – Biofuels: prospects, risks and opportunities” (Lo Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura – I Biocombustibili: prospettive, rischi ed opportunità).
La produzione di biocarburanti ricavati da prodotti agricoli è più che triplicata tra il 2000 ed il 2007 e oggi rappresenta quasi il 2%del consumo mondiale di carburanti per il trasporto. In parte ciò è dovuto al sostegno finanziario concesso a biodiesel ed etanolo, che nei paesi OCSE ammontava a oltre 10 miliardi di dollari nel solo 2006, secondo la FAO.
L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura prevede che tale crescita continui, ma sottolinea anche che, anche se l’uso dei biocombustibili liquidi per il trasporto rimarrà modesto, la domanda di materie prime agricole (quali zucchero, mais e semi oleosi) per la loro produzione continuerà a crescere nel prossimo decennio e forse anche in seguito, esercitando una pressione al rialzo sui prezzi alimentari.
“I biocombustibili presentano opportunità, ma anche rischi. L’esito dipende dal contesto specifico del paese e dalle politiche adottate”, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf. “Le politiche attuali tendono a favorire i produttori di alcuni paesi sviluppati rispetto ai produttori della maggior parte dei paesi in via di sviluppo. La sfida è riuscire a ridurre o a gestire i rischi e condividere invece in modo più ampio le opportunità”.
Tra le opportunità figurano un maggiore sviluppo rurale per i paesi in via di sviluppo, che, secondo il rapporto della FAO, godrebbero di una domanda maggiore e di prezzi più elevati per i loro prodotti. Ma i sussidi all’agricoltura e alla produzione di biocarburanti, uniti alle barriere commerciali, spesso ostacolano questo processo, evidenziando quanto sia importante fare in modo che i benefici raggiungano anche i più poveri. Se sarà gestito in modo efficace, lo sviluppo delle bioenergie potrebbe contribuire a fare dell’agricoltura il motore di crescita per ridurre la fame e alleviare la povertà.
La produzione di feedstock per i biocombustibili potrebbe creare reddito e occupazione, se i piccoli agricoltori ricevessero aiuti per espandere la produzione e accedere ai mercati. Promuovere la partecipazione dei piccoli coltivatori alla produzione agricola, compresa quella da destinare ai biocombustibili, richiede investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca, nella finanza rurale, nello studio dei mercati, nelle istituzioni commerciali e nei sistemi legali.
Si profilano tuttavia non pochi rischi, soprattutto per la sicurezza alimentare. I prezzi elevati di alcuni prodotti agricoli stanno già provocando ripercussioni negative nei paesi in via di sviluppo, i quali dipendono in larga misura dalle importazioni alimentari per il fabbisogno interno, precisa la FAO. Anche per quanto riguarda la dimensione ambientale, il bilancio non sempre è positivo.
“Un maggiore uso, e dunque una maggiore produzione di biocarburanti, non necessariamente contribuirà a ridurre le emissioni di gas serra nella misura ipotizzata in un primo momento”, si legge nel rapporto. Mentre alcuni prodotti di base destinati alla produzione di biocombustibili, come lo zucchero, possono ridurre sensibilmente le emissioni, ciò non vale per molti altri. Secondo il rapporto, criteri di sostenibilità basati su norme stabilite a livello internazionale potrebbero contribuire a migliorare l’impronta ecologica dei biocarburanti, ma non dovrebbero creare nuove barriere commerciali per i paesi in via di sviluppo.
Il rapporto dettagliato è disponibile sul sito web della FAO.
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