Il modello brasiliano e  la crescita del mercato dei biocombustibili

L’esperienza del Brasile può essere considerata un modello in termini di strategie per lo sviluppo dei biocombustibili, ha detto Lakshmi Puri, Vicesegretario Generale della Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), durante la Conferenza Internazionale sui Biocombustibili che si è tenuta a San Paolo del Brasile dal 17 al 21 novembre scorsi.

“Abbiamo analizzato il modello brasiliano, per verificare in quali paesi potrebbe essere riprodotto”, ha detto la funzionaria dell’ONU durante un dibattito sui biocombustibili e il mercato internazionale. “L’uso dei biocombustibili secondo le modalità che noi immaginiamo è una strategia vincente su tutti i fronti: vince l’ambiente, vince il commercio e vince anche lo sviluppo”. L’UNCTAD sta cercando di aiutare i paesi in via di sviluppo a scegliere il modello corretto e ad assicurarsi che lo sviluppo sia compatibile con la sicurezza alimentare, ha aggiunto Lakshmi Puri.

Poiché la riduzione delle emissioni di gas serra, la creazione di reddito e di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali, e la sicurezza energetica sono le principali forze trainanti del mercato mondiale dei biocombustibili, la canna da zucchero è ritenuta la più concorrenziale fonte di energia a bassa intensità di carbonio. Tuttavia, la piena diffusione dei biocombustibili dipenderà dal superamento di ostacoli sociali, ambientali e commerciali.

Tale sviluppo dovrà andare di pari passo con un maggiore commercio mondiale delle materie prime per biocombustibili, come ha osservato Corrado Clini, presidente della Partnership Globale sulle Bioenergie (GBEP) e Direttore Generale del Ministero italiano dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’urgenza di misure contro i cambiamenti climatici imporrà una riforma delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) in materia di biocombustibili, ha osservato Clini nel suo intervento.

Per quanto riguarda la sostenibilità, il presidente della GBEP ha affermato che per realizzare un mercato globale sarà necessario raggiungere un consenso su regole e norme. “È necessario un movimento globale affinché i terreni vengano utilizzati in modo da ridurre le emissioni di CO2. Spero che l’Unione Europea e il Brasile siano in grado di creare un mercato comune in cui lavorare”, ha aggiunto. In ogni caso l’Europa sarà costretta a ricorrere alle importazioni per raggiungere l’obiettivo del 2020 per quanto riguarda l’uso dei biocombustibili, in quanto la produzione interna non sarà sufficiente per soddisfare la domanda. Di conseguenza sembra inevitabile il costituirsi di un mercato internazionale.

Dal dibattito di San Paolo del Brasile è emerso anche che una delle sfide commerciali per le bioenergie è ottenere la classificazione dei biocombustibili come “commodities” ambientali nell’ambito dell’OMC. Il commercio dei biocombustibili deve essere libero, il che comporta la riduzione di dazi, tasse e barriere tecniche, e deve essere equo, grazie all’eliminazione dei sussidi agricoli e di altre barriere non tariffarie. In base alle regole dell’OMC, i paesi in via di sviluppo godono di un certo spazio di manovra politico per sostenere le loro industrie nascenti. Tale principio potrebbe essere applicato nello sviluppo dei loro programmi nazionali per i biocombustibili, secondo i relatori intervenuti alla conferenza.

Ulteriori informazioni sugli argomenti trattati possono essere scaricati dal sito web della conferenza.

 

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